Perché si può recuperare l’IVA vitto e alloggio

In relazione ad un mio recente articolo sul Collegato Fiscale alla Legge di Bilancio 2018, da più parti mi è stato chiesto di spiegare meglio come fare per recuperare l’IVA vitto e alloggio pagata sulle spese di trasferta dei propri dipendenti. Per molti si tratterà di materia nota e già applicata, ma forse un ripasso può essere comunque utile anche a chi ha già adottato questa semplice procedura.

La storia in breve è questa: in origine c’era una previsione di indetraibilità oggettiva dell’IVA sulle prestazioni alberghiere e di ristorazione; ma questa norma che impediva di detrarre l’IVA sulle spese per alberghi e ristoranti era in contrasto con la Direttiva 20006/112/CE dell’Unione Europea; a seguito dell’apertura di un procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, nel 2008 è stata modificata la Legge IVA nazionale.

Quindi il punto e) dell’art 19.bis1 del DRP 633/1972 (la Legge IVA), che recitava “salvo che formino oggetto dell’attività propria dell’impresa, non e’ ammessa in detrazione l’imposta relativa a prestazioni di trasporto di persone, a prestazioni alberghiere e a somministrazione di alimenti e bevande, …” è stato emendato eliminando le parole “a prestazioni alberghiere e a somministrazione di alimenti e bevande”. Tolti questi riferimenti, l’IVA sulle spese di alberghi e ristoranti è diventata detraibile per tutti.

Come fare per recuperare l’IVA vitto e alloggio

Semplice, a condizione che i costi di vitto e alloggio siano inerenti all’attività, basta avere una fattura intestata all’azienda. Con l’annotazione della fattura nei registri IVA si esercita quindi il proprio diritto alla detrazione. Ottima soluzione, se non fosse per il fatto che comporta una discreta attività amministrativa con i relativi costi.


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