La valutazione del patrimonio netto è il primo indicatore di crisi da sottoporre a monitoraggio costante da parte degli amministratori. Il sistema degli indici di cui all’art. 13 del Codice della Crisi di Impresa individuato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti è infatti gerarchico e “ l’applicazione degli indici deve avvenire nella sequenza indicata. Il superamento del valore soglia del primo rende ipotizzabile la presenza della crisi.”

schema indicatori di allerta CNDC
fonte ebook Sole 24 Ore

Per tutte le imprese la presenza di un patrimonio netto negativo o al di sotto del minimo di legge per le società di capitale è dunque un indicatore di crisi a prescindere dalla situazione finanziaria, in quanto è una circostanza che, come correttamente scrive il CNDC, costituisce pregiudizio alla continuità aziendale. Quantomeno sino a che le perdite non sono state ripianate e il capitale sociale riportato almeno al limite legale (per le società di capitale).

Le voci che formano il Patrimonio Netto

La composizione del patrimonio netto di cui tenere conto nella valutazione è la stessa della voce A dello stato patrimoniale passivo ex art. 2424 del codice civile, da cui sottrarre i crediti verso soci per versamenti ancora dovuti (presenti nella voce A dello stato patrimoniale attivo), eventuali dividendi deliberati ma non ancora contabilizzati e le riserve per operazioni di copertura dei flussi finanziari attesi.

A) Patrimonio netto:

I – Capitale
II – Riserva da sovraprezzo delle azioni
III – Riserve di rivalutazione
IV – Riserva legale
V – Riserve statutarie
VI – Altre riserve, distintamente indicate
VIII – Utili (perdite) portati a nuovo
IX – Utile (perdita) dell’esercizio.
X – Riserva negativa per azioni proprie in portafoglio
Totale prima delle rettifiche
– crediti verso soci per versamenti ancora dovuti
– dividendi deliberati ma non contabilizzati
Totale Patrimonio Netto

Tralasciando le tematiche relative alle imprese che adottano i principi contabili internazionali (che dovranno considerare le voci equivalenti a quelle indicate al netto delle riserve specifiche IFRS per fair value, stock options, ecc.), nel documento del CNDC viene specificato che

le imprese di minori dimensioni che redigono il bilancio con le semplificazioni di cui agli artt. 2435-bis e 2435-ter c.c. calcolano tali indici ricorrendo alla situazione contabile usata per la redazione del bilancio, considerato che il loro bilancio può non mostrare alcune delle grandezze necessarie. I dati utilizzati per il calcolo degli indici devono essere disponibili per la consultazione da parte degli organi di controllo (fonte CNDC).

La periodicità della valutazione

Il riferimento alle classificazioni adottate per la redazione del bilancio di esercizio secondo corretti principi contabili deve tuttavia fare i conti con l’esigenza di effettuare un monitoraggio costante e dunque frequente del patrimonio netto, che tenga conto della dimensione dell’impresa, del grado di complessità dell’organizzazione aziendale, degli strumenti e delle risorse umane disponibili.

Come opportunamente rilevato nel documento sugli indici di allerta del CNDC, gli amministratori che non vogliono incorrere in responsabilità per mancato adeguamento degli assetti organizzativi devono assicurare una valutazione almeno trimestrale del patrimonio netto (e degli altri indici).

Tale valutazione, in assenza di un bilancio approvato, dovrà essere condotta sulla base di una situazione infrannuale, avente natura volontaria, redatta dall’impresa per la valutazione dell’andamento economico e finanziario. Questa … potrà essere costituita anche dai soli stato patrimoniale e conto economico, redatti secondo quanto previsto dall’OIC 30 o comunque facendo attenzione alla effettiva rilevanza delle scritture rispetto agli indici fatta salva la necessità di una adeguata valutazione preliminare del patrimonio netto (fonte CNDC).

Da un punto di vista operativo appare chiaro come , per mere ragioni di carattere temporale, non sia di fatto mai possibile utilizzare i dati del bilancio di esercizio approvato dall’assemblea dei soci come unica fonte di valutazione del patrimonio netto.

Se facciamo l’esempio di un’impresa che chiude i suoi esercizi amministrativi al termine dell’anno solare, si potrebbe ipotizzare che gli amministratori fissino alla fine di marzo, giugno, settembre e dicembre le scadenze trimestrali per la valutazione degli indici di allerta (e tra questi ovviamente anche del patrimonio netto).

Nel mese di gennaio occorre quindi procedere con la rilevazione contabile del patrimonio netto al 31 dicembre, in presenza di una prima bozza di bilancio civilistico non sottoposta ad approvazione degli amministratori.

Nel mese di aprile si verificherà probabilmente che il progetto di bilancio civilistico al 31 dicembre precedente sia stato deliberato dagli organi amministrativi, ma non sia ancora stato approvato dai soci in assemblea. In ogni caso i dati contabili a cui fare riferimento per il monitoraggio della crisi devono essere quelli al 31 marzo. Il bilancio dell’anno precedente risulta vecchio di oltre 3 mesi.

La stessa situazione si verificherà a luglio e ad ottobre con la rilevazione del patrimonio netto al 30 giugno ed al 30 settembre rispettivamente, pur disponendo a quel punto del bilancio approvato dai soci ma sempre relativo all’esercizio precedente.

Il bilancio rileva solo per i saldi di apertura

L’assetto organizzativo e contabile di cui ciascuna impresa si deve dotare ai fini del monitoraggio degli indicatori di allerta dovrà tenere conto di queste considerazioni e stabilire ad esempio che:

il patrimonio netto dell’ultimo bilancio approvato dall’assemblea dei soci costituisce la fonte per redigere la situazione contabile di apertura delle voci e dei saldi, opportunamente rettificati come da indicazioni fornite dal CNDC

la variazione da apportare al patrimonio di apertura è data unicamente dall’utile netto o dalla perdita del periodo interinale risultante da una situazione contabile redatta secondo i principi contabili OIC 30, stante l’impossibilità di avere variazioni nella composizione delle voci di patrimonio netto in assenza di delibere assembleari.

In caso di redazione di bilanci infrannuali sottoposti all’approvazione dell’assemblea o di progetti di bilancio infrannuale deliberati dall’organo amministrativo , potrà essere utilizzato il patrimonio netto risultante con conseguente adeguamento del periodo residuo di riferimento del conto economico interinale.

Crisi di impresa - Studio Semplice

In conclusione, il patrimonio netto risultante dal bilancio di esercizio rileva per la individuazione delle voci da prendere in considerazione ai fini del calcolo dell’indicatore di crisi più importante ma dovrà sempre essere integrato dall’utile netto o dalla perdita risultanti nel periodo intercorrente tra la data di bilancio e la data di riferimento del monitoraggio “crisi di impresa”.

Da un punto di vista sostanziale appare dunque evidente che gli amministratori, al fine di adottare gli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili, debbano focalizzare l’attenzione sulla capacità dell’azienda di predisporre con puntualità delle situazioni contabili infrannuali nella forma ritenuta idonea ma nella sostanza del tutto aderenti ai principi contabili di riferimento.