Dopo avere visto che il Patrimonio Netto è il primo elemento da considerare nel sistema degli indicatori di crisi da sottoporre a monitoraggio (vedi articolo precedente), proseguiamo l’analisi degli strumenti diagnostici dello stato di crisi con il secondo indicatore proposto dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti (CNDC): si tratta dell’indice Debt Service Coverage Ratio (DSCR).

Struttura degli indicatori di allerta

Prima di vedere meglio di cosa si tratta, è bene ricordare la logica della struttura “ad albero” del sistema degli indicatori di crisi:

  • nel primo passaggio si verifica la consistenza del patrimonio netto: quando, a causa di perdite già realizzate, il patrimonio netto si riduce sotto il minimo di legge o diventa negativo, è chiaro il motivo per cui si deve presumere che l’azienda sia in stato di crisi; questo indicatore rivela una situazione che si è già verificata e non occorre altro per avviare gli strumenti di allerta.
  • se il patrimonio netto è positivo e sopra i limiti di legge, l’analisi periodica che ogni impresa è chiamata a svolgere dal Codice della Crisi si incentra sul DSCR a cui abbiamo fatto cenno; non si tratta di una scelta opzionale rispetto all’utilizzo degli indici settoriali (che vedremo in seguito) ma bensì dell’indicatore più importante, per valore informativo, che si richiede di analizzare; solo nel caso in cui questo indice non sia disponibile (ma gli amministratori dovranno spiegare le ragioni per cui il DSCR non è disponibile) o i dati prognostici che lo compongono non sono attendibili (anche in questo caso si tratterà di spiegare le ragioni di tale scarsa attendibilità), si potrà procedere con l’utilizzo degli indici settoriali.

Il Debt Service Coverage Ratio

Quindi non si scappa. Il DSCR deve essere calcolato o quantomeno si deve provare a calcolarlo. Come vedremo prossimamente non si tratta di un esercizio contabile particolarmente difficile. Ma prima cerchiamo di capire meglio cos’è il DSCR e qual è la sua grande portata innovativa.

In parole semplice, l’indice di copertura del debito finanziario DSCR è un numero calcolato come rapporto tra il denaro che sarà disponibile alla fine di certo periodo di tempo e la somma dei debiti finanziari in scadenza e che devono essere rimborsati da qui alla fine dello stesso periodo. Questo periodo di tempo, ai fini del monitoraggio della crisi di impresa, è pari a 6 (sei) mesi.

Per dirla meglio, il DSCR, nella versione più semplificata, è calcolato come rapporto tra i flussi di cassa liberi previsti nei sei mesi successivi che sono disponibili per il rimborso dei debiti previsti nello stesso arco temporale.

E’ chiaro che per essere in grado di far fronte agli impegni finanziari dei successivi 6 mesi, l’indice DSCR deve essere superiore a 1 ovvero le disponibilità liquide dell’impresa a 6 mesi devono essere superiori alla somma dei debiti finanziari che devono essere rimborsati in tutti i 6 mesi oggetto di analisi.

I metodi di calcolo del DSCR

Lo studio effettuato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti propone due diversi metodi di calcolo del DSCR: il 1° approccio è detto del budget di tesoreria, mentre il 2° approccio è detto del rendiconto finanziario. Analizziamo brevemente entrambi.

DSCR 1° approccio : occorre predisporre un budget di tesoreria che rappresenti le entrate e le uscite di disponibilità liquide attese nei successivi sei mesi. Dal budget di tesoreria si ricavano :

al NUMERATORE le risorse finanziarie disponibili alla fine dei 6 mesi, date dal totale delle entrate di liquidità previste nei prossimi sei mesi, incluse le giacenze iniziali di cassa, dal quale sottrarre tutte le uscite di liquidità previste riferite allo stesso periodo, ad eccezione dei rimborsi dei debiti posti al denominatore;

al DENOMINATORE la somma delle uscite previste contrattualmente per rimborso di debiti finanziari (verso banche o altri finanziatori). Il rimborso è inteso come pagamento della quota capitale contrattualmente previsto per i successivi sei mesi.

DSCR 2° approccio: occorre predisporre un bilancio previsionale economico e patrimoniale a cui applicare le indicazioni per il calcolo del rendiconto finanziario previste dal Principio Contabile OIC 10 “Rendiconto Finanziario”. Dai dati del bilancio previsionale si ricavano innanzitutto gli elementi da utilizzare al NUMERATORE, che sono i seguenti:

a) i flussi operativi al servizio del debito, che corrispondono al free cash flow from operations (FCFO) dei sei mesi successivi, determinato sulla base dei flussi finanziari derivanti dall’attività operativa applicando il principio OIC 10 (§§ da 26 a 31), deducendo da essi i flussi derivanti dal ciclo degli investimenti (§§ da 32 a 37 dell’OIC 10). A tal fine non concorrono al calcolo dei flussi operativi gli arretrati di cui alle lett. e) e f);

b) le disponibilità liquide iniziali;

c) le linee di credito disponibili che possono essere usate nell’orizzonte temporale di riferimento.

Allo stesso modo si ricavano gli elementi da utilizzare al DENOMINATORE:

d) pagamenti previsti, per capitale ed interessi, del debito finanziario;

e) debito fiscale o contributivo, comprensivo di sanzioni ed interessi, non corrente e cioè debito il cui versamento non è stato effettuato alle scadenze di legge (e pertanto è o scaduto ovvero oggetto di rateazioni), il cui pagamento, anche in virtù di rateazioni e dilazioni accordate, scade nei successivi sei mesi;

f) debito nei confronti dei fornitori e degli altri creditori il cui ritardo di pagamento supera i limiti della fisiologia. Nel caso di debito derivante da piani di rientro accordati dai fornitori/creditori, rileva la parte di essi, comprensiva dei relativi interessi, che scade nei sei mesi.

Come evidenziato nel documento del CNDC, la scelta tra i due approcci è rimessa agli organi di controllo e dipende dalla qualità ed affidabilità dei relativi flussi informativi. A mio parere, per tutte le PMI è sicuramente più agevole utilizzare il 1° approccio del “budget di tesoreria”, che non implica la predisposizione di un bilancio previsionale per il calcolo indiretto dei flussi di cassa.

L’approccio prospettico del DSCR

Al di là delle tecniche di rilevazione e calcolo del DSCR, la sua portata fortemente innovativa è da porre in relazione alla sua natura prospettica che, come è stato scritto nel documento del CNDC, “interiorizza l’ottica forward looking che impone l’art. 14 quando richiede la valutazione del prevedibile andamento aziendale”.

L’utilizzo del DSCR impone agli imprenditori di fare delle previsioni di tipo economico e finanziario, di redigere un documento che espliciti queste previsioni e di fare una valutazione sull’esito che la situazione finanziaria a 6 potrà avere rispetto agli impegni finanziari assunti.

Ogni piccolo imprenditore o amministratore di società dovrebbe adottare come prassi gestionale la periodica valutazione del DSCR, al di là dell’obbligo normativo che lo impone. Soprattutto se si utilizza il 1° approccio del budget di tesoreria, non occorre disporre di sofisticati strumenti per il controllo di gestione ma è sufficiente partire da una contabilità aggiornata e stimare con prudenza e ragionevolezza gli incassi dei crediti commerciali esistenti, gli incassi delle vendite del successivo semestre, i pagamenti dei debiti commerciali esistenti, i pagamenti degli acquisti di beni e servizi dei successivi 6 mese, i pagamenti degli stipendi, delle ritenute e dei contributi, le liquidazioni IVA, le cessioni o acquisizioni di beni ammortizzabili, così come ogni altra prevedibile entrata o uscita finanziaria. Più difficile a dirsi che a farsi.

Ricordando che “le procedure di costruzione ed utilizzo del modello quantitativo di previsione dei flussi dell’impresa devono essere adeguate alla complessità ed alle dimensioni dell’impresa” ed anche che “sono normali gli scostamenti tra i dati stimati e quelli consuntivi; tale scostamento non è, di per sé, sintomatico di scarsa affidabilità della costruzione dei dati prognostici” (CNDC).