La fatturazione elettronica B2B in Italia

Con il Decreto Legislativo 5 agosto 2015 n. 127 è stata introdotta in Italia la possibilità per le aziende private di utilizzare il Sistema di Interscambio (SdI) gestito dall’Agenzia delle Entrate per emettere e ricevere le fatture in modalità elettronica relativamente alle operazione con altri soggetti IVA residenti. La decorrenza della norma, come noto, è stata il 1° gennaio 2017.

Dopo l’avvio della Fatturazione Elettronica obbligatoria verso la Pubblica Amministrazione, sia Centrale che Locale, avvenuta con due passaggi successivi, in data 6 giugno 2014 e 31 marzo 2015, e che possiamo considerare oramai a regime, il percorso di digitalizzazione del Sistema Italia ha quindi trovato la naturale prosecuzione nei confronti delle operazioni tra aziende private, ovvero delle operazioni che sono solitamente identificate come “Business to Business” (B2B) per distinguerla da quelle verso gli enti pubblici che sono anche definite come “Business to Government” (B2G).

La finalità delle disposizioni di legge che istituiscono e disciplinano questo percorso di ammodernamento digitale del Paese sono prevalentemente legate alla lotta all’evasione fiscale, con particolare attenzione all’evasione dell’IVA. Tuttavia queste norme devono anche essere contestualizzate nell’ambito delle deleghe che il Parlamento ha indicato al Governo in tema di “disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita“. Quantomeno questo è ciò che recita il preambolo al D.Lgs 127/2017 citato.

I numeri della fatturazione elettronica B2B

I dati sui volumi di fatture (o per meglio dire di “file di fatture”) transitati dal Sistema di Interscambio a tutto il mese di Ottobre 2017 indicano un’adozione “volontaria” della fatturazione elettronica tra aziende private nell’ordine dello 0,52% complessivo dell’intero Sistema di Interscambio. Su un totale di oltre 25 milioni di file processati da gennaio ad ottobre 2017, solo 131.156 sono relativi a transazioni tra privati. L’andamento dei volumi per mese è ovviamente in crescita dai primi “pionieri” del mese di gennaio (918 file pari allo 0,04% del totale) sino al picco relativo del mese di ottobre (29.670 files pari all’1,09& del totale).

  • Fatture PA 2017 99% 99%
  • Fatture B2B 2017 1% 1%

File Fatture PA 2017

File Fatture B2B 2017

Dati in migliaia e riferiti al periodo gennaio – ottobre 2017

Certamente si tratta di un tiepido accoglimento da parte del settore privato della facoltà concessa di utilizzare questo innovativo sistema di trasmissione e ricezione delle fatture elettroniche. Appare evidente che nemmeno gli incentivi che il Governo ha messo in campo a favore dei contribuenti per favorire l’adozione della fatturazione elettronica B2B hanno sortito sino ad ora gli effetti sperati.

Ma quali sono le ragioni che hanno portato ad una adesione così modesta alla proposta del legislatore ? Si tratta solo di scarsa propensione al cambiamento delle imprese italiane o ci sono altre motivazioni ? e se la facoltà diventasse un obbligo, saremo in grado di superare in un solo momento l’ampio divario che ci separa dai paesi più evoluti in campo digitale e ritroveremmo  maggiore competitività grazie all’efficienza derivante da nuovi e più moderni processi amministrativi ? oppure correremo solo il rischio di aggravare ulteriormente la situazione con ulteriori adempimenti a carico delle imprese che comporterebbero solo maggiori oneri e inefficienze ? Le risposte a queste domande non sono facili nè immediate, ma una cosa è certa: questi ed altri dubbi li ha evidentemente avuti anche il legislatore, che nella bozza di Legge di Bilancio 2018 ha posticipato l’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica tra privati al 1° gennaio 2019  e non al 1° gennaio 2018 come sinora da più parti ipotizzato.

Obbligo di FE per tutti dal 1° gennaio 2019

Con la sola esclusione dei contribuenti IVA assoggettati al c.d. Regime di Vantaggio ed al Regime Forfetario, è stato quindi definito che a partire dal 1° gennaio 2019:

il vincolo di fatturazione elettronica mediante il Sistema di Interscambio … omissis … si estenderà anche alle operazioni di cessione/prestazione tra soggetti privati residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, utilizzando il formato della fattura elettronica attualmente gestito dal Sistema di Interscambio ovvero formati basati su standard o norme riconosciute nell’ambito dell’Unione Europea.

Viene quindi concesso un anno in più alle imprese italiane per adeguarsi ad un modello di fatturazione elettronica nazionale che non trova eguali nell’ambito dell’Unione Europea e che avrà un enorme impatto sui processi amministrativi e gestionali di tutte le aziende, gli artigiani, i commercianti e i lavoratori autonomi del nostro Paese. Le motivazioni del legislatore appaiono giuste e condivisibili, ma nasce più di un dubbio sull’opportunità di seguire un approccio al go-live così generalizzato, esteso e poco graduale.

Un modello in deroga alle norme comunitarie

Tra i diversi modelli di fatturazione elettronica possibili, l’Italia ha adottato quello noto come il “Clearance Model” ovvero il modello che prevede lo scambio di documenti fiscalmente rilevanti tra cliente e fornitore attraverso un sistema pubblico gestito dalle autorità fiscali nazionali. A livello mondiale, si tratta del modello adottato da vari paesi dell’America Latina (i più evoluti nel campo della fatturazione elettronica), dalla Turchia e da vari stati asiatici. In Europa questo modello, con varianti e differenze, si sta affacciando anche in Spagna e Portogallo.

Se di per sé l’adozione del modello di “Clearance” non comporta l’obbligo di implementarlo in modo difforme dalle norme comunitarie, l’Italia ha tuttavia effettuato delle scelte che, pur conseguenti alla scelta del modello descritto, contrastano in parte con le disposizioni sulla fatturazione elettronica (e-invoicing) a livello europeo. Gli elementi di difformità rispetto alla legislazione comunitaria sono, in sintesi, i seguenti :

  • Consenso dell’Acquirente : la Direttiva Comunitaria 2006/112/CE prevede che “il ricorso ad una fattura elettronica è subordinato all’ac­cordo del destinatario” mentre evidentemente l’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica tra privati prescinde dall’ottenimento di un qualunque tipo di consenso da parte dell’acquirente.
  • Libera Scelta dei Formati: mentre le norme europee prevedono che le controparti possano scegliere liberamente il formato con cui scambiarsi le fatture elettroniche, la scelta del legislatore italiano di richiedere l’adozione del formato utilizzato per le fatture elettroniche alla PA come unico standard possibile contrasta evidentemente con questa possibilità di scelta; ricordiamo tuttavia che nella Legge di Bilancio 2018 è stata introdotta una variazione a questa disposizione che apre alla possibilità di utilizzare anche “formati basati su standard o norme riconosciute nell’ambito dell’Unione Europea”: tali formati non saranno comunque una libera scelta dei contraenti ma dovranno essere individuati ed indicati con Decreto Ministeriale.
  • Libera Scelta dei Metodi I&A: la Direttiva UE prevede che i requisiti di Integrità del contenuto e di Autenticità dell’origine della fattura elettronica siano stabiliti liberamente da ogni soggetto passivo; ed a titolo meramente esemplificativo la stessa direttiva riporta l’adozione di idonei sistemi di controllo di gestione, la firma elettronica avanzata o sistemi di trasmissione elettronica dei dati (EDI); nel caso della normativa italiana è previsto invece l’uso esclusivo della firma elettronica come sistema di garanzia della integrità ed autenticità della fattura.

Nella stessa relazione di accompagnamento alla Legge di Bilancio 2018 “si evidenzia che l’Italia ha chiesto alla Commissione europea una deroga ai sensi dell’articolo 395 della Direttiva 2006/112/CE del Consiglio, al fine di introdurre nel proprio ordinamento un sistema generalizzato di fatturazione elettronica obbligatoria”.

Rischi e opportunità di un Italia “early adopter”

La situazione di Finanzia Pubblica non ci permette evidentemente di avere molte scelte sul cammino del recupero dell’evasione fiscale attraverso sistemi di controllo in “real time” delle transazioni commerciali a livello nazionale, e l’introduzione della fatturazione elettronica B2B costituisce un’opportunità unica e imperdibile non solo per il raggiungimento degli obiettivi dell’Amministrazione finanziaria ma anche e soprattutto per gli “effetti collaterali” che potrà produrre nell’evoluzione digitale dell’intero Sistema Italia.

Sul fronte delle imprese private, le opportunità derivanti dalla rivisitazione e dal ripensamento dei propri processi amministrativi sono ampie e ricche di benefici; il maggiore rischio che corrono è invece quello di non sapere riconoscere la sfida e vedere la fatturazione elettronica solo come un’ulteriore, gravoso adempimento normativo che si sovrappone, e non sostituisce, la prassi oramai insostenibile di processi amministrativi tradizionali basati sulla carta e il data entry ripetuto.

Per quanto riguarda il sistema pubblico di governo dei processi di fatturazione elettronica, occorre ricordare, accanto ai benefici derivanti da un’efficace lotta all’evasione e da un maggior controllo della spesa pubblica, anche i rischi derivanti dalla nuova posizione di player centrale nel campo dell’Information Technology che il Governo si assume. Ne è già oggi un’esempio il  grande sforzo ed impegno profusi dell’Amministrazione Finanziaria nella gestione di milioni di dati attraverso il Sistema di Interscambio: dall’inizio del servizio sono stati processati qualcosa come oltre 75 milioni di files. Ma con l’avvento dei privati, le transazioni aumenteranno in misura esponenziale (da un report di www.osservatori.net emerge che le fatture scambiate in Italia nel solo 2015 sono state circa 1.3 miliardi) e gli aspetti legati alla capacità, disponibilità e sicurezza dei servizi tecnologici forniti dall’Agenzia delle Entrate non saranno certo da sottovalutare.