Diverso approccio in Italia e in Europa

Nella Legge di Bilancio 2018 l’introduzione obbligatoria della fattura elettronica tra privati è stata fissata al 1° gennaio 2019 . In un post precedente (vedi articolo) ho indicato sinteticamente tre punti di non compliance della normativa italiana rispetto a quella europea, riportando anche che, nella relazione accompagnatoria alla proposta di legge, il Governo evidenzia di avere chiesto una deroga alla Commissione Europea rispetto a quanto indicato nella Direttiva IVA 2006/112/CE.

Ricordo brevemente questi tre aspetti di non conformità con la norma europea:

  • Consenso dell’Acquirente: per l’Italia la fatturazione diventerà un obbligo per tutti, mentre la direttiva comunitaria al momento afferma che per l’emissione di una fattura elettronica deve essere sempre richiesto il consenso dell’acquirente destinatario.
  • Libera Scelta dei Formati: la norma europea lascia massima libertà nella scelta dei formati tecnici delle fatture elettroniche, mentre l’Italia ha deciso di imporre per tutti il formato xml già utilizzato per le fatture alla pubblica amministrazione con obbligo di transitare dal Sistema di Interscambio gestito dall’Agenzia delle Entrate.
  • Libera Scelta dei Metodi I&A: anche le modalità per far sì che le fatture emesse rispettino i requisiti di Integrità e Autenticità sono lasciate alla decisione dei singoli da parte del legislatore europeo mentre a livello italiano viene chiesto di usare la firma elettronica come sistema di garanzia di questi requisiti.

In sostanza sembra che siamo di fronte a due approcci diversi, uno comunitario di maggiore libertà (e disomogeneità) ed uno nazionale con maggiori vincoli (ma omogeneo).

Quale visione per la e-fattura in Europa

Leggendo la norma della Direttiva IVA 2006/112/CE si giunge proprio a questa conclusione: l’approccio dell’Unione Europea è di dare ampia libertà, non solo ai singoli paesi membri ma anche e soprattutto ai singoli operatori, in tema di fattura elettronica.

Certamente viene da chiedersi se il legislatore europeo abbia tenuto conto degli effetti di un simile approccio sull’introduzione di prassi diverse, disomogenee e potenzialmente non compatibili tra loro. E la risposta la si trova in un’altra Direttiva, quella relativa alla fattura elettronica negli appalti pubblici.

Nelle premesse alla Direttiva 2014/55/UE sulla fattura elettronica negli appalti pubblici troviamo una serie di affermazioni che fanno sicuramente riflettere sull’effettivo e reale grado di libertà che l’Unione Europea intende veramente dare ai soggetti passivi IVA per quanto riguarda le scelte di fatturazione elettronica.

Riporto un estratto di quanto si legge nel documento ufficiale (che puoi scaricare qui):

  1. … negli Stati membri esistono e sono attualmente in uso norme mondiali, nazionali, regionali e proprietarie differenti sulla fatturazione elettronica. Nessuna di esse è prevalente e per la maggior parte non sono interoperabili tra loro…
  2. … il numero delle norme differenti che coesistono nei vari Stati membri sta aumentando ed è prevedibile che continui a crescere anche in futuro…
  3. … la molteplicità delle norme non interoperabili comporta un grado eccessivo di complessità, incertezza del diritto e costi operativi aggiuntivi per gli operatori economici che utilizzano la fatturazione elettronica negli Stati membri…
  4. … è̀ opportuno rimuovere o ridurre gli ostacoli al commercio transfrontaliero dovuti alla coesistenza di una pluralità di requisiti giuridici e norme tecniche sulla fatturazione elettronica e alla mancanza di interoperabilità…
  5. … dovrebbe essere elaborata una norma europea comune per il modello semantico dei dati degli elementi essenziali di una fattura elettronica…
  6. … è̀ in uso una vasta gamma di sintassi. L’interoperabilità sintattica è sempre più assicurata grazie alla corrispondenza (mapping). Questo metodo è efficace se la fattura contiene tutti gli elementi dei dati richiesti a livello semantico e se il relativo significato non è ambiguo. Poiché sovente non è così, è necessario intervenire per assicurare l’interoperabilità a livello semantico…
  7. … le norme tecniche nazionali esistenti, purché non siano in conflitto con questa norma europea, non dovrebbero essere sostituite né limitate nell’uso da tale norma e dovrebbe essere ancora possibile continuare ad applicarle parallelamente alla norma europea…

Da quanto riportato, appare evidente che il legislatore europeo non solo ha ben presente il tema della normalizzazione dei formati ma ha avviato un percorso di indirizzo molto preciso verso uno standard europeo di fattura.

Ed infatti dopo le premesse il testo di legge prosegue chiedendo ad un organismo tecnico di normazione di procedere con la definizione di un “modello semantico” di fattura elettronica che sia tecnologicamente neutrale e che consenta l’adozione di “sistemi di fatturazione elettronica pratici, di facile uso, flessibili ed efficienti in termini di costi”, tenuto conto “delle esigenze specifiche delle piccole e medie imprese”.

A questo modello semantico viene dato il nome di “norma europea sulla fatturazione elettronica“. Ricordando che la Direttiva 2014/55/UE è riferita agli appalti pubblici, questa definizione così ampia e senza ulteriori specificazioni fa riflettere sulla reale portata di queste disposizioni.

Dato che le premesse da cui il legislatore europeo parte non sono in generale riferibili al settore pubblico in via esclusiva e considerato che le conclusioni (cioè quanto viene deliberato sotto forma di articoli di legge) si spinge a definire il modello di formato tecnico come la “norma europea sulla fatturazione elettronica”, appare chiaro che, se questo è l’approccio verso la PA, non ci vorrà molto per estendere la stessa norma ai privati.

La “norma europea sulla fattura elettronica”

Ai lavori dell’organismo tecnico è stata data una scadenza: il 27 maggio 2017. C’è stato qualche ritardo nei lavori, ma il 16 ottobre 2017 la Commissione Europea ha deliberato la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle norme europee sulla fatturazione elettronica.

E nella stessa disposizione è stato indicato come termine ultimo per l’entrata in vigore della Direttiva 2014/55/UE la data del 18 aprile 2019 in tutti gli Stati Membri.

Non è questo il contesto in cui approfondire i contenuti del modello semantico comune, ma varrebbe la pena sapere se gli obiettivi che il legislatore europeo si è posto sono stati effettivamente e concretamente raggiunti rispetto alla situazione Italiana.

In particolare ci si domanda quanto la norma europea sulla fatturazione elettronica possa eventualmente risultare in conflitto con le specifiche italiane sulla fattura PA con file xml tramite il Sistema di Interscambio.

Ed anche in assenza di conflitti tra gli schemi europeo e nazionale, rimane comunque da accertare il tema dalla compatibilità tra i modelli e di quanto concretamente lo schema europeo sia adatto ad essere considerato “genere” di cui la norma italiana è una “specie”.

Cosa sarà della fattura elettronica in Italia

A proposito delle difformità esistenti tra la legge italiana e la Direttiva IVA europea in tema di fatturazione elettronica, il nostro legislatore ci tranquillizza, come sappiamo, affermando di avere richiesto una deroga alla Commissione Europea. Non sappiamo se la deroga riguarda tutti e tre i punti, se sarà vincolante o con quale probabilità verrà concessa, ma quantomeno sappiamo che la situazione è nota ed è gestita.

Invece non troviamo cenno, quantomeno nella Legge di Bilancio 2018, dell’esistenza e della necessità di adeguamento alla “norma europea sulla fatturazione elettronica”. Ma esiste un indizio nella parte in cui la Legge di Bilancio 2018 concede la possibilità di utilizzare, per la fatturazione elettronica tra privati, anche “formati basati su standard o norme riconosciute nell’ambito dell’Unione Europea“.

Questa affermazione appare a tutti gli effetti come un’apertura verso l’utilizzo di altri schemi diversi dal formato xml della fattura PA (e B2B) che altro non possono essere, a mio avviso, che quel “modello semantico” previsto dalla Direttiva 2014/55/UE.

Salvo il caso di conflitto tra le norme europee e quelle nazionali (ipotesi di lavoro che non vogliamo nemmeno prendere in considerazione dati gli effetti che una tale situazione avrebbe su tutta l’economia italiana), appare evidente che ci stiamo preparando ad introdurre e dovere gestire quantomeno un livello di compatibilità, se non un vero e proprio doppio binario, tra le specifiche tecniche italiane già in uso e le norme standard europee di prossima introduzione.

Tra poco più di un anno tutte le aziende private italiane dovranno essere in grado di emettere e ricevere le fatture in formato elettronico in base al modello di “clearance” imposto dalla normativa italiana. A mio avviso non sarà un passaggio facile, soprattutto per quanto riguarda i cambiamenti che le aziende dovranno affrontare nei processi gestiti nei cicli “order-to-cash” e “procurement-to-pay”.

L’introduzione di un secondo modello di fattura elettronica UE comporterebbe un aumento considerevole delle complessità da gestire sia in fase di prima introduzione che, peggio ancora, nei casi di innesto in processi già totalmente digitali basati sull’architettura richiesta dalla attuale normativa nazionale italiana.

E’ evidentemente auspicabile un chiarimento da parte del legislatore sullo stato del coordinamento tra la norma italiane ed europea, così come sarebbe utile disporre di una road map per l’introduzione della fattura elettronica B2B che permetta alle aziende di pianificare il cambiamento sulla base di idonee garanzie di continuità dei modelli.