Il trattamento fiscale delle spese di trasferta

In un precedente articolo (che puoi trovare qui) abbiamo analizzato la tassazione dei rimborsi spese per quanto riguarda il reddito del dipendente. Ora completiamo il quadro guardando per simmetria cosa accade dal punto di vista fiscale alla deducibilità dei costi per rimborsi spese dal lato dell’azienda.

La normativa di riferimento la troviamo nell’art. 95 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, che tratta delle spese per prestazioni di lavoro e, al comma 3, anche delle spese di trasferta:

Le spese di vitto e alloggio sostenute per le trasferte effettuate fuori dal territorio comunale dai lavoratori dipendenti e dai titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa sono ammesse in deduzione per un ammontare giornaliero non superiore ad euro 180,76; il predetto limite è elevato ad euro 258,23 per le trasferte all’estero. Se il dipendente o il titolare dei predetti rapporti sia stato autorizzato ad utilizzare un autoveicolo di sua proprietà ovvero noleggiato al fine di essere utilizzato per una specifica trasferta, la spesa deducibile è limitata, rispettivamente, al costo di percorrenza o alle tariffe di noleggio relative ad autoveicoli di potenza non superiore a 17 cavalli fiscali, ovvero 20 se con motore diesel.

Poiché l’articolo di legge citato disciplina le sole fattispecie di limitazione alla deducibilità dei costi dal reddito di impresa, per avere il quadro generale sul trattamento fiscale delle spese di trasferta in capo all’azienda occorre fare riferimento ad un schema logico che distingue:

  • le spese di vitto e alloggio dalle altre spese di viaggio
  • i rimborsi a piè di lista dai rimborsi forfetari/misti
  • le trasferte nel comune da quelle fuori dal comune
  • le trasferte fuori comune in Italia da quelle all’estero
  • i rimborsi chilometrici e i noleggi auto a breve termine.

 

La deducibilità delle spese di vitto e alloggio

Solo nel caso in cui il rimborso spese è avvenuto in modo analitico, il cosiddetto “piè di lista”, i costi relativi al vitto e all’alloggio per trasferte effettuate fuori dal comune sede di lavoro del dipendente sono deducibili sino al limite giornaliero indicato dalla legge e distinto a seconda che la spesa (o per meglio dire la trasferta) sia avvenuta in Italia o all’Estero.


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