L’importanza della contabilità e delle previsioni di budget per una corretta gestione di impresa è confermata implicitamente dai recenti indicatori di allerta.


Il 25 ottobre scorso sono stati presentati ufficialmente gli indicatori di allerta della crisi di impresa elaborato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, così come richiesto dall’art. 13 del Codice della Crisi di Impresa (decreto legislativo 14/2019). La parte tecnica del documento è stata inviata al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) che li dovrà approvare con decreto.

Questa è la notizia. Ma cosa comporta di rilevante per imprenditori e professionisti ? Vediamolo assieme, cercando di spiegare perché tutte le aziende dovranno prestare molta attenzione a questi indicatori di allerta.

La crisi di impresa riguarda tutti

Beh, per fortuna non in senso letterale. Meglio dire che il codice della crisi di impresa riguarda tutti. O ancora meglio che la prevenzione della crisi di impresa riguarda tutti. Certo, così è più facile da comprendere.

Solo che la prevenzione di cui stiamo parlando non è data da un atto volontario dell’imprenditore o dalla misura di una sensazione che tutto va bene o che qualcosa va male. La prevenzione della crisi è un obbligo di legge per tutti gli imprenditori. E quando diciamo tutti intendiamo veramente tutti: dall’imprenditore individuale alle società di ogni dimensione.

Prevenire la crisi di impresa è dunque un obbligo dal significato molto preciso: vuole dire in primo luogo “rilevare tempestivamente” lo stato di crisi. Ovvero rilevare la crisi in tempo utile per porvi rimedio o attivare una procedura di composizione della crisi.

Cosa deve fare l’imprenditore

Il Codice della Crisi di Impresa è stato emanato e pubblicato il 14 febbraio 2019 ma dà tempo a tutte le imprese di adeguarsi entro 18 mesi, ovvero entro il 14 agosto 2020. Il conto alla rovescia è iniziato. Ma cosa deve fare ogni imprenditore ? Lo dice l’art. 3 del Codice della Crisi “Doveri del Debitore” nei due commi riportati di seguito:

1. L’imprenditore individuale deve adottare misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi e assumere senza indugio le iniziative necessarie a farvi fronte.

2. L’imprenditore collettivo deve adottare un assetto organizzativo adeguato ai sensi dell’articolo 2086 del codice civile, ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e dell’assunzione di idonee iniziative.

Affinché una potenziale crisi sia rilevata in tempo utile occorre quindi adottare misure idonee o un assetto organizzativo adeguato a fare emergere uno “stato di difficoltà economico-finanziaria”.

Quando effettuare le rilevazioni

L’adozione di misure idonee o di un organizzazione adeguata ha l’obiettivo di permettere all’imprenditore di valutare “costantemente” nel tempo la sussistenza dell’equilibrio economico finanziario e l’andamento prevedibile della gestione. Non c’è una scadenza. Non si tratta di un adempimento burocratico. Il legislatore sta dicendo agli imprenditori che devono dotarsi delle informazioni necessarie per governare consapevolmente la loro attività. Guardando in avanti.

Per molte imprese, soprattutto di piccole e medie dimensioni, queste disposizioni rappresentano un significativo cambio di paradigma nell’approccio gestionale. Non si potrà più navigare a vista, ma sarà necessario tracciare una rotta e verificare sempre i gradi di scostamento effettivi.

Per restare sulla metafora marina, se il timoniere (imprenditore) deve sempre stare in coperta senza distrazioni, il punto nave (la rilevazione) può essere fatto con una certa periodicità. Che il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti indica in una cadenza almeno trimestrale.

Possiamo dire quindi che la rilevazione di potenziali segnali di crisi effettuata ogni tre mesi è considerata tempestiva. Ma cosa deve essere fatto in pratica ?

Come effettuare le rilevazioni

Torniamo alla notizia di apertura. Gli indicatori della crisi di impresa predisposti dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, una volta approvati dal MISE, costituiranno l’indicazione di legge (in parte derogabile, ndr) di quali valori devono essere presi a riferimento con cadenza almeno trimestrale per valutare se sussistono i sintomi di una crisi.

Tratteremo l’analisi di questi indicatori in un successivo articolo, ma in estrema sintesi possiamo dire che si tratta di verificare la consistenza del patrimonio netto e fare una previsione attendibile sulla capacità dell’impresa di fronteggiare per un periodo di 6 mesi il pagamento dei debiti con i flussi di cassa in entrata. Tralasciamo per ora altri importanti indicatori sui pagamenti e sulla continuità aziendale, per enfatizzare due aspetti semplici che emergono con grande evidenza:

  • per misurare il patrimonio netto occorre che le contabilità siano sempre aggiornate;
  • per prevedere i flussi di cassa occorre anche disporre del budget economico con costi e ricavi previsti, arricchito dalle informazioni sulle condizioni di incasso e pagamento.

Contabilità e budget sono centrali

La prima considerazione che emerge quindi dalla conoscenza dei nuovi doveri dell’imprenditore per prevenire la crisi di impresa è che adottare misure idonee o assetti organizzativi adeguati significa anche non trascurare i propri processi amministrativi e contabili. Il primo passo verso una nuova cultura di governo dell’impresa non può che essere costituito da un’attenta verifica del grado di aggiornamento della contabilità aziendale, ordinaria o semplificata, che dovrà fornire dati e informazioni attendibili sui quali applicare, in tutto in parte, gli indicatore di allerta della crisi di impresa.